Il luogo natio ti resta nell’anima,
modella il tuo io
e guida i raminghi nel mondo.
Sempre torno a rifugiarmi
tra le ferite dei calanchi,
e le morbide pietre mi lasciano posto in un’eterna attesa.
Come carezze
granitiche nello spazio e nel tempo,
dalle rocce rugose mi lascio abbracciare,
riempire quel nulla,
che luoghi estranei e lontani non possono colmare.
E tendo le mani a chi ha comuni vissuti,
immagini che escono dagli occhi
e che nell’immediato riconosci.
Profumi, gesti e parole
che magicamente ti riportano alla Terra Madre.
Con i sassi abbiamo giocato per i vicoli chiassosi,
nei Sassi abbiamo abitato
e che ora ammiriamo tra tumulti di curiosi.
Copiose correnti che calcano i lubrici gradini
e che
angusti e tortuosi non sono per tutti.
“Attento che cadi!”
Si scivola in basso in un attimo,
se non entri in sintonia col posto,
ogni passo deve essere lento,
perché il luogo merita tempo.
Devi sentire i tanti respiri dell’affanno,
della fatica che la pov
ertà ha arricchito in sentimenti,
devi poter vedere il vissuto di quelle genti,
sarà ciò che resta alla fine del viaggio.
