Pâté di Vittima – Davide Minotti

IN MEMORIAM PAUL CELAN
Cammino lontano dalle case
mentre rannuvola sopra la terra bagnata
e mi fisso le mani, le stesse di mio padre.
Sul palmo stanno mazzi sciolti di sillabe
che non posso spiegare.
Dalla terra umida trema fuori una pianta
il cui palmo è carne.
La sfioro come si carezza la testa
e dal fusto le fronde divengono uomo.
Questi raccoglie un coltello – era lì quando
ero solo? – e parte via.
Faccio per seguirlo ma
la gola germoglia e le gambe affondano
e i piedi sono verdi di radici.
*
Ne è passato
da che ribollo in questo brodo di odio
sotto la terra. Attendo.

ROBERTO, DISOCCUPATO VIAGGIATORE
Non più fioriscente, Roberto I*i, suo è il caso
di una vita con madre e fratello scemo. Alle feste
prima del pranzo d’uscio in uscio andava a tappe
traccheggiando in raccolta di chiacchiere od olive
al fare indolente: s’accasciava in eclissi di risa,
inopinato usciva e lo trovavi lontano alla finestra
salutarti con la mano, gli ossi di oliva tra i denti
“Ciao a tutti quanti, buoni Morti e Ognissanti”.
Ora che siede in prima classe e riflette il da farsi
se dolcetto o snack salato, dice a tutti “obrigado”
casomai interpellato da hostess o vicini di posto.
Si parte a istanti e già con la testa è lui in Brasile
in volo a Rio al sogno di emissioni perineali, però
ti prego, Roberto, concediti pure i segni del samba
ma non imbrigliarti la vita in meccaniche nutricali
ché poi a Natale, ti vedo, sarai plastica al focolare.