E ti ricorderai del mandorlo sull’argine.
Prima – dicevi – prima che i fiori
lascino il bianco per l’avorio
e poi il verde a rivestire rami,
prima dell’ocra verso sera, gli stami al frutto,
prima che il giogo di primavera
s’asciughi al nodo stretto di calura,
ecco il momento ancora buono sempre buono
per apparire al mondo.
Ed era armonia sull’acqua morbida,
il ruscello proseguiva la sua riva.
Ricorderai le tue risate e la mia voce,i cespi
sui capelli e tra le dita, le suole come anguille
a carezzare erba e mani, la schiena sul crinale
il ciak veloce, le sfuriate da regista,
smorfie e grida dei bambini in bicicletta.
In fretta – dicevi – in fretta
prima che il mandorlo diventi notte
e schiuda la sua bocca a nuovo aprile.
